I Nove Venerdì

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"LA GRANDE PROMESSA"

Un"eccesso del suo amore e della sua onnipotenza", definisce Gesù la sua ultima Promessa che i fedeli in coro hanno definita "Grande". La "Grande Promessa", nei termini fissati dall'ultima critica testuale suona così: "Io ti prometto nell'eccessiva misericordia del mio Cuore che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno per nove primi venerdì del mese, consecutivi, la grazia della penitenza finale, essi non moriranno in mia disgrazia, ma riceveranno i santi Sacramenti ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo".

Da questa dodicesima promessa del Sacro Cuore nacque la pia pratica dei "Primi Venerdì del mese". Questa pratica è stata vagliata, accertata e studiata scrupolosamente dalla Santa Sede di Roma.

È certo che la pia pratica, insieme col "Mese del Sacro Cuore", riceve una solenne approvazione e un valido incoraggiamento da una lettera che il Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti scrisse per volere di Leone XIII il 21 luglio 1899. Da quel giorno gli incoraggiamenti dei romani Pontefici per la pia pratica non si contano più; basti ricordare che Benedetto XV aveva tanta stima della "Grande Promessa" da inserirla nella bolla di canonizzazione di santa Margherita M. Alacoque. Tutte le promesse sono bellissime, ma tutte sono in funzione della "Grande" che annunziano o preparano. Essa è la "Grande" effettivamente perché promette il massimo dei doni: la perseveranza finale. Per perseveranza finale si intende la perseveranza nel bene, ma soprattutto la morte in stato di grazia. In altri termini, Gesù promette la coincidenza dell'ultimo istante della vita con lo stato di grazia e con la perseveranza finale Gesù promette anche la grazia degli ultimi Sacramenti che costituiscono i mezzi normali per la perseveranza medesima. Si capisce che, siccome la Promessa riguarda lo stato di grazia in punto di morte, passa in secondo ordine la ricezione degli ultimi Sacramenti, qualora il morente fosse già in grazia di Dio.

Qualcuno ha definito il tutto come "Tessera del Paradiso", da ottenersi forse con troppa facilità. Bisogna sottolineare, perciò, che la pratica dei primi nove venerdì non è "magica", non è un talismano, poiché l'ingresso al Cielo non è determinato da nessuna pratica, ma esclusivamente dallo stato di grazia. Perciò non si intende dire che i primi venerdì aprirebbero l'ingresso al cielo anche a coloro che muoiono in peccato mortale, ma che Gesù, nella sua bontà, non permetterà che muoia in stato di peccato o impenitente. Inoltre, la pratica dei primi venerdì è soltanto una condizione voluta dal Sacro Cuore e non può mai assurgere a diritto per la perseveranza finale. Se ogni grazia è appunto grazia gratuita, tanto più deve essere gratuita la perseveranza finale, che è la grazia delle grazie.

Essa non è legata ad un nostro diritto, ma soltanto all'estrema misericordia del Sacro Cuore. Dalla nostra parte umana rimane la coerenza per una vita cristianamente impegnata.